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Edilizia

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Superbonus: quali saranno le novità del 2023?

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL Aiuti-quater diventano operative le nuove aliquote e le nuove scadenze per il Superbonus.

Le modifiche alla normativa sono ‘peggiorative’ per i condomìni che vedono scadere la percentuale del 110% al 31 dicembre 2022 anziché al 2023.

Sono invece riammesse all’agevolazione fiscale le abitazioni unifamiliari, seppur con restrizioni.

 

Quali saranno le novità nello specifico?

Con il DL Aiuti-quater viene rimodulato il famoso decalage introdotto dalla Legge di bilancio 2022. In particolare, per i condomini si configura il seguente meccanismo agevolativo:

  • 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022;
  • 90% per le spese sostenute nell’anno 2023;
  • 70% per le spese sostenute nell’anno 2024;
  • 65 % per le spese sostenute nell’anno 2025.

Per il 2023, a differenza di quanto previsto precedentemente, si applicherà un beneficio pari al 90%.

 

Quali sono gli interventi coperti dal Superbonus?

Per rientrare nel Superbonus, le abitazioni unifamiliari devono rispettare tre criteri, quali:

  • appartengono ad una persona fisica o devono essere in comproprietà di più persone fisiche;

 

  • sono destinate all’uso di una singola famiglia;

 

  • hanno un accesso autonomo che le separa dall’ambiente esterno.

Anche se sono escluse a priori le abitazioni appartenenti alle categorie catastali di lusso (codice A1-A8-A9), il decreto permette ad una persona fisica di ricevere il Superbonus per un numero di abitazioni massimo di due, purché rispettino tutti i requisiti citati prima.

I lavori che rientrano nel Superbonus 90% sono tutti quelli che migliorano la classe energetica dell’immobile di almeno due categorie. Se questo non è possibile, di una categoria (come nel caso di immobili con classe energetica A3 che possono passare ad A4).

Alcuni esempi di lavoro coperti dal bonus sono:

  • quelli di coibentazione, lavori che migliorano l’efficienza degli immobili a mantenere il calore);

 

  • quelli di sostituzione di impianti di riscaldamento o di raffreddamento (solo nel caso di pompe di calore reversibili);

 

  • quelli di aggiunta di pannelli fotovoltaici o di installazione di piattaforme per la ricarica di veicoli elettrici.

Ad aggiungersi a questi, qualora si abiti in zone a rischio di sisma, ci sono anche i lavori antisismici.

Ciascuno di questi lavori può godere di una detrazione fino ad un tetto massimo specifico per ciascun miglioramento.

Gli interventi, in particolare, si dividono in due categorie:

  1. gli interventi principali o trainanti (necessari per poter richiedere il Superbonus);

 

  1. gli interventi aggiuntivi o trainati.

 

Condomìni, cosa prevede il superbonus nel 2023?

Nel 2023 l’aliquota scenderà dal 110% al 90% per i condomìni, ovvero gli edifici composti da 2 a 4 unità anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà tra più soggetti.

Resta confermato il decalage al 70% fino al 31 Dicembre 2024 ed al 65% fino 31 Dicembre 2025.

 

Unifamiliari con lavori in corso, le novità del 2023

Le abitazioni unifamiliari sulle quali al 30 Settembre 2022 sono stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo, potranno continuare a fruire del Superbonus con aliquota al 110% fino al 31 Marzo 2023, con la legge previgente tale diritto sarebbe scaduto il 31 dicembre 2022.

 

Prima casa, superbonus 90% o 110%?

Le abitazioni unifamiliari adibite a prima casa, il cui proprietario abbia un ‘reddito di riferimento’ non superiore a 15.000 euro, potranno usufruire del Superbonus 90% fino al 31 Dicembre 2023.

Il reddito di riferimento è calcolato dividendo la somma dei redditi complessivi posseduti, nell’anno precedente, dal contribuente, da coniuge / soggetto legato da unione civile / convivente / familiare, per un numero di parti determinato come segue:

  • contribuente > 1
  • se c’è coniuge / soggetto legato da unione civile / convivente > +1
  • se sono presenti familiari, in numero pari a un familiare > +0,5, due familiari > +1, tre o più familiari > +2.

Un contribuente con reddito pari a 32.000 euro si trova sopra il tetto dei 15.000 euro e non può fruire del Superbonus.

Se c’è un coniuge o convivente il reddito di riferimento è pari a 32.000/2 cioè 16.000 quindi ancora oltre il tetto.

Se c’è un familiare/figlio il reddito di riferimento sarà 32.000/2,5 cioè 12.800 euro quindi sotto il tetto.

Se i familiari sono 2 si arriva a 32.000/4 cioè 8.000 euro quindi ancora sotto il tetto.

È stato istituito un contributo, escluso dalla formazione della base imponibile Irpef, da parte dell’Agenzia delle entrate, a favore delle persone fisiche in possesso del requisito reddituale per l’accesso al Superbonus sugli edifici unifamiliari.

Per questo bonus sono stati stanziati 20 milioni di euro nel 2023. Un decreto Mef dovrà fissare, entro 60 giorni, criteri e modalità di attuazione.

 

Superbonus: le novità per i Comuni colpiti dal sisma

La nuova norma prevede anche un’altra novità per il Sismabonus al 110% fino al 2025.

Per gli interventi effettuati nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi a far data dal 1° aprile 2009 dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza, la detrazione per gli incentivi fiscali di cui ai commi 1-ter, 4-ter e 4-quater spetta, in tutti i casi disciplinati dal comma8-bis, per le spese sostenute entro il 31 Dicembre 2025, nella misura del 110%.

Per gli interventi ivi contemplati la detrazione spetta anche per le spese sostenute entro il 31 Dicembre 2025 nella misura del 110%.

Edilizia, Manutenzione, Materiali

Infiltrazioni d’acqua: principali cause e rimedi

La presenza di umidità e le infiltrazioni d’acqua sono una delle principali cause di degrado di un’abitazione.

Riconoscerle in modo tempestivo, capirne le cause e porvi rimedio, consente di evitare o minimizzare i danni ad intonaci o rivestimenti, se si tratta di edifici di valore storico o artistico, oppure alle strutture di balconi, solai e coperture.

L’umidità presente all’interno della casa può causare l’insorgenza di muffa ed efflorescenze antiestetiche. Per prevenire la comparsa di macchie da muffa sui muri è necessario aprire spesso le finestre e far arieggiare gli ambienti della casa.

Le infiltrazioni d’acqua possono causare danni molto più gravi rispetto ai problemi dovuti all’umidità. Scopriamo insieme le cause delle infiltrazioni ed i possibili rimedi.

Quali sono le principali cause delle infiltrazioni d’acqua?

La presenza di acqua nelle murature solitamente è dovuta a due cause principali, quali umidità di risalita capillare e vere e proprie infiltrazioni d’acqua.

Le infiltrazioni d’acqua si manifestano nei seguenti casi:

  • nell’intradosso delle coperture a falde inclinate in seguito allo spostamento o alla rottura accidentale di uno o più elementi del manto di copertura, soprattutto se costituito da scandole in legno, coppi, tegole marsigliesi, lastre di pietra, coppi ed embrici, oppure per la rottura o l’otturazione di una grondaia o un discendente;
  • in corrispondenza di camini a causa della corrosione o dell’assenza di converse e scossaline di metallo;
  • nelle coperture piane (praticabili e non praticabili) per la rottura o l’obsolescenza della guaina di impermeabilizzazione, l’esecuzione dei sormonti (orizzontali o verticali) oppure veri e propri errori di progettazione;
  • nelle murature in corrispondenza dei balconi per la presenza di lesioni e spaccature nello zoccolino della pavimentazione, l’errata esecuzione del sormonto verticale oppure la sua assenza;
  • in corrispondenza dei solai o delle pareti verticali a causa della rottura di una conduttura dell’acqua, una colonna di scarico condominiale o un discendente pluviale.

Come prevenire ed eliminare le infiltrazioni d’acqua?

È possibile prevenire e contrastare i danni dovuti alle infiltrazioni d’acqua ed all’umidità in base alla specifica situazione, alla tipologia ed alle cause del problema.

Una strategia molto efficace soprattutto per le coperture degli edifici storici, consiste nel prevenire il fenomeno ispezionando regolarmente (due volte l’anno, in autunno e primavera) il manto di copertura ed il sistema di scolo dell’acqua piovana.

Occorre verificare in particolare:

  • l’integrità del manto di copertura senza elementi rotti o spostati;
  • l’efficienza delle grondaie, senza parti deformate o giunti tra i pezzi non combacianti e sigillati;
  • il corretto funzionamento di calate e discendenti, senza otturazione dovute ad accumuli di foglie, detriti o cartacce portate dal vento;
  • la presenza ed il buono stato di conservazione di converse e scossaline in lamiera metallica in corrispondenza di comignoli, abbaini, parapetti in murature, displuvi e lucernari;
  • la corretta sigillatura del telaio fisso dei lucernari.

Questi problemi, in caso di esito negativo, sono facilmente risolvibili con semplici riparazioni.

L’ispezione delle coperture piane, praticabili o non praticabili, pone alcune difficoltà aggiuntive. La funzionalità dei bocchettoni per lo smaltimento dell’acqua piovana è facilmente riscontrabile con un semplice esame a vista.

La presenza di lacerazioni e difetti di progettazione della guaina di impermeabilizzazione o di perdite nei pluviali incassati risulta spesso visibile solo quando compaiono le infiltrazioni.

Se la fonte dell’infiltrazione non è nota, per individuarla si possono adottare due sistemi:

  1. per avere una prima idea della possibile provenienza dell’infiltrazione, si può versare un secchio di acqua colorata di giallo fluo, rosso oppure blu nel punto sospetto. La formazione di una macchia colorata non lascia spazio a dubbi;
  2. una volta individuata la grondaia o la tubazione guasta, si può eseguire una video ispezione per determinare il punto esatto di rottura, minimizzando tempi e costi di riparazione.

Come si manifestano i danni da infiltrazioni d’acqua nelle finiture?

I danni da infiltrazioni d’acqua nelle murature intonacate si manifestano:

  • prima con la creazione di aloni di colore grigio, giallastro, nero o marrone a seconda della presenza di acqua pulita oppure sporca;
  • successivamente con danni alla tinteggiatura: esfoliazione e caduta di piccole scaglie nel caso di tinteggiature sintetiche al quarzo; disgregazione, polverizzazione e formazione di efflorescenze negli intonaci a calce. Se l’infiltrazione viene trascurata si arriva quindi alla formazione di patine biologiche e/o distacchi con successiva caduta di placche di intonaco o elementi di rivestimento con possibili danni a cose o persone.

Le infiltrazioni d’acqua causano tuttavia anche danni strutturali molto gravi che possono portare a veri e propri crolli.

Le parti degli edifici più esposte sono le carpenterie lignee della copertura ed in particolare le teste delle capriate dell’orditura principale, oppure le strutture aggettanti in cemento armato come le solette dei balconi, i parapetti in muratura o le pensiline.

L’origine dell’umidità di risalita capillare

L’origine dell’umidità di risalita capillare è diversa ed è del tutto fisiologica. Essa riguarda soprattutto gli edifici con pareti portanti in materiali porosi come i mattoni fabbricati a mano, il tufo o l’arenaria.

Poiché la base delle murature e le fondazioni vengono a contatto con l’umidità contenuta nel terreno, l’acqua tende a risalire per capillarità, raggiungendo un’altezza direttamente proporzionale al materiale della muratura, al suo spessore ed alla quantità di acqua.

Il livello dell’umidità di risalita, definito nella norma UNI 11182 “fronte di risalita”, è variabile anche in base alla stagione ed al contesto.

L’umidità di risalita nel caso degli edifici diminuisce il comfort interno dell’abitazione e danneggia gli intonaci e le murature.

I danni si concentrano soprattutto nella cosiddetta “fascia di bagnasciuga”, in cui la muratura risulta alternativamente asciutta o impregnata d’acqua in base all’alternanza stagionale.

Qui si verificano la formazione di efflorescenze e sub-efflorescenze saline, la disgregazione e polverizzazione dei giunti di malta e l’esfoliazione dei mattoni o conci di pietra.

La muratura delle zone sottostanti assume invece una colorazione più scura dovuta alla presenza di acqua.

In casi rari l’umidità di risalita causa danni talmente gravi da costituire un rischio per la stabilità di un edificio. Può avere effetti devastanti sulle decorazioni come stucchi, affreschi, mosaici parietali o tappezzerie.

Edilizia

Iter burocratico da intraprendere prima di una ristrutturazione casa

Prima di procedere con i lavori di ristrutturazione casa è fondamentale seguire l’iter burocratico previsto per ogni tipologia di intervento.

Gli adempimenti burocratici variano secondo il tipo di opere: se devi solo sostituire le finiture interne, cambiare i pavimenti o rinnovare i sanitari che non determinano la modifica dell’assetto distributivo della casa, non devi presentare alcuna pratica. Tali lavori riguardano la manutenzione ordinaria. Se invece vuoi ampliare una stanza o demolire un tramezzo devi presentare una pratica in Comune (o allo “sportello unico per l’edilizia”) che varia in funzione del tipo di intervento.

Tutti i moduli appartenenti alla documentazione da produrre potrai consultarla sul sito web istituzionale del tuo Comune. A seguire troverai alcune indicazioni su quando serve presentare la CIL (Comunicazione di Inizio Lavori), la CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata), la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) e Richiesta per il Permesso di Costruire.

Iter burocratico per ogni tipologia d’intervento

Per sapere quale autorizzazione ti serve, occorre individuare la tipologia di intervento da effettuare, come indicato dal Testo Unico dell’Edilizia (d.p.r 380/2001), il quale distingue tra:

  • Interventi di manutenzione ordinaria, ovvero tutti gli interventi di finitura interna ed esterna (tinteggiatura, pulitura facciate, sostituzione pavimentazione, cambio infissi,), riparazione o sostituzione degli apparecchi igienico-sanitari ed opere di manutenzione per mantenere efficienti o integrare gli impianti tecnologici presenti (luce, acqua). Per questa tipologia di interventi la legge non richiede alcun tipo di permesso, anche se alcuni potrebbero richiedere la Comunicazione di Inizio Lavori (CIL).
  • Interventi di manutenzione straordinaria, ovvero gli interventi aventi lo scopo di modificare o sostituire parti funzionali e strutturali di un immobile, di frazionare un’unità abitativa o, al contrario, di accorpare due immobili adiacenti. Per le opere di manutenzione straordinaria che non prevedono modifiche strutturali bisogna presentare la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA) tramite un Geometra.
  • Restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia. Le opere di consolidamento e rinnovo delle funzionalità abitative dell’immobile ricadono negli interventi di restauro e risanamento conservativo. Per ristrutturazione edilizia si intendono invece gli interventi di demolizione e ricostruzione, sia interni che esterni. Per tutti questi lavori è necessario rivolgersi allo Sportello Unico per le Attività Produttive del proprio Comune e presentare:
  • la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), da inviare in via telematica tramite un tecnico abilitato;
  • la comunicazione di fine lavori insieme al certificato di collaudo del tecnico incaricato che dimostra la conformità degli interventi con il progetto iniziale. Il collaudo può essere accompagnato dall’eventuale dichiarazione di variazione catastale.

Tutti gli interventi di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia realizzati senza SCIA sono considerati abusivi.

Chi non segue l’iter burocratico corretto può incorrere in una sanzione ed essere obbligato a ripristinare l’immobile allo stato in cui era prima degli interventi.

Esempi di lavori di ristrutturazione e adempimenti burocratici

Tra le opere di ristrutturazione più comuni e più frequenti vi sono:

  • abbattimento di muri interni. Per questa tipologia di intervento è necessario depositare al Comune una Comunicazione di Inizio Lavori (CILA o CIL). Nel caso in cui l’abbattimento del muro è propedeutico all’accorpamento di due unità abitative distinte, va presentata la Richiesta per il Permesso di Costruire presso lo Sportello Unico dell’Edilizia del proprio Comune. La procedura cambia quando il muro da abbattere è portante: in tal caso occorre allegare anche la perizia di un ingegnere che attesti la conformità dell’intervento e attendere la risposta affermativa da parte dell’amministrazione locale prima di procedere con i lavori.
  • Rifacimento del bagno. Se i volumi restano gli stessi, è sufficiente presentare la richiesta di inizio lavori con una semplice CIL. Se invece il progetto prevede una modifica dei volumi servirà presentare la SCIA. Interventi minori, come ad esempio la sostituzione dei sanitari o delle tubazioni in seguito ad una perdita, non richiedono alcun tipo di comunicazione o permesso.
  • Sostituzione del pavimento, cambio degli infissi, rifacimento impianto elettrico, tinteggiatura delle pareti. Questi interventi sono considerati manutenzione ordinaria e pertanto non richiedono permessi e comunicazioni di inizio lavori. Prima di iniziare con i lavori è sempre meglio ricorrere alla consulenza di un professionista del settore, al fine di evitare equivoci, errori e brutte sorprese che possono nascondersi dietro alcuni casi particolari!
  • Realizzazione di un soppalco. Si tratta di un intervento non molto frequente ma neanche raro. In questo caso è fondamentale distinguere tra un soppalco adibito ad uso abitativo ed un soppalco progettato ed utilizzato come semplice magazzino. Nel primo caso occorre presentare la SCIA e la Richiesta per il Permesso di Costruire. In caso di soppalco-deposito, invece, è sufficiente la SCIA senza permesso di costruzione.

Edilizia libera, quali sono le opere senza permesso?

Il rifacimento degli impianti (elettrico, a gas, igienico e di climatizzazione) non richiede alcuna pratica burocratica e si può realizzare in regime di “edilizia libera”.

Le opere che non richiedono un titolo abilitativo sono elencate nel Glossario di Edilizia Libera contenuto nel DM Trasporti 2 Marzo 2018, il quale individua le categorie di intervento e le abilitazioni necessarie per realizzarle.

Tra gli interventi “liberi” più comuni vi sono anche le opere di riparazione, sostituzione o rinnovamento di:

  • pavimentazioni (interne e aree esterne pertinenziali);
  • rivestimenti interni/esterni;
  • tinteggiatura e intonaco interno/esterno;
  • grondaia e impianti di scarico;
  • serramenti e infissi interni/esterni;
  • inferriate, ringhiere, parapetti.

 

Edilizia, News

Cambio di destinazione d’uso: costi e procedura 

Il cambio di destinazione d’uso è una delle operazioni più “complesse” in ambito urbanistico. Per questo motivo è fondamentale non sottovalutarla.

In questo articolo saranno spiegate quali sono le autorizzazioni ed i permessi da richiedere, i costi da affrontare e, soprattutto, quando è possibile realizzare il mutamento di destinazione d’uso.

Cosa si intende per destinazione d’uso?

Per destinazione d’uso di un immobile si intende l’insieme delle finalità di utilizzo del manufatto edilizio.

La normativa facente riferimento all’art. 23-ter Testo Unico Edilizia DPR 380/01 definisce 5 categorie, quali:

  1. Si tratta di abitazioni di qualsiasi genere, comprese quelle utilizzate in modo promiscuo. Ad esempio, studio professionale, affittacamere, abitazione.
  2. turistico-ricettiva: alberghi, residenze turistico-alberghiere, campeggi ed aree di sosta. Sono comprese anche le altre attività a carattere essenzialmente ricettivo (come ostelli) e le altre attività extra-alberghiere.
  1. produttiva e direzionale: industrie, laboratori artigiani, corrieri, magazzini ed imprese edili, laboratori di riparazione e simili, officine e carrozzerie ed in genere ogni attività finalizzata alla produzione di beni o servizi, oppure alla trasformazione di beni o materiali, anche quando comprendono, nella stessa unità, spazi destinati alla commercializzazione dei beni prodotti dall’azienda; banche, assicurazioni, sedi preposte alla direzione ed organizzazione di enti e società fornitrici di servizi, centri di ricerca, fiere, uffici privati e studi professionali in genere.
  1. commerciale: negozi di vicinato, media distribuzione, attività commerciali di grande distribuzione ed all’ingrosso, i mercati, le esposizioni merceologiche e le attività di somministrazione di alimenti e bevande come ristoranti, bar, pub.
  1. agricola e funzioni connesse ai sensi di legge: produzione agraria, allevamento e forestazione, attività e servizi connessi e compatibili, campi coltivati, colture floro-vivaistiche, boschi, pascoli, abitazioni rurali, annessi agricoli e serre, costruzioni per allevamenti zootecnici, agriturismi, agri-campeggi.

Ogni forma di utilizzo dell’immobile diversa da quella originaria, con o senza opere, la quale comporta il passaggio ad una diversa categoria funzionale, viene definita cambio di destinazione d’uso rilevante. Se invece si resta all’interno della stessa categoria, non è un mutamento di tipo rilevante.

Quando è possibile cambiare la destinazione d’uso?

Il cambio di destinazione d’uso è sempre ammesso, eccetto le seguenti situazioni:

  • tu viva in un condominio ed il regolamento condominiale vieti il cambio. Questo divieto è valido solo se il regolamento è di tipo contrattuale ovvero approvato con l’unanimità dei condomini. Ne è un esempio il regolamento approvato da ogni singolo proprietario all’atto dell’acquisto dell’immobile dalla ditta costruttrice. Se il regolamento è stato approvato con qualsiasi altra maggioranza (assoluta, relativa, qualificata), quest’ultimo non può contenere restrizioni all’uso dei singoli locali.
  • L’immobile non possiede le caratteristiche intrinseche obbligatorie per legge. A seconda del tipo di destinazione d’uso, bisognerà rispettare prescrizioni igienico-sanitarie precise. Ad esempio, gli ambienti residenziali devono rispettare delle superfici minime (bagno principale minimo 2,5 mq) ed i rapporti aero-illuminanti (ovvero il rapporto tra le superfici finestrate e quelle dei locali). Ogni Comune ha le sue regole. Quindi è fondamentale rispettarle e documentarsi prima.
  • Lo strumento urbanistico comunale indica che sul tuo immobile non è possibile realizzare il cambio destinazione d’uso. Per strumento si intende il Piano Regolatore Generale PRG, sostituito in alcuni comuni dal Piano strutturale e Regolamento urbanistico.

Cambio di destinazione d’uso: le fasi principali

Il cambio di destinazione d’uso, anche se attuato senza opere, si configura come una ristrutturazione edilizia soggetta a Permesso di Costruire poiché, alla fine dell’intervento, l’organismo edilizio è diverso dal precedente.

Il cambio d’uso, qualunque sia l’entità dei lavori, porta sempre alla ristrutturazione edilizia. Questo intervento ricade nella ristrutturazione e quindi bisogna presentare al Comune un permesso a costruire.

Per effettuare il cambio di destinazione d’uso dell’immobile, è fondamentale prima di tutto contattare un professionista, il quale dovrà:

  • ritirare i documenti relativi all’immobile depositati presso gli archivi comunali. Si tratta di vecchi permessi a costruire, concessioni, SCIA, agibilità;
  • procedere con una richiesta di visura delle pratiche. Da questi documenti si potrà ricavare lo stato legittimo;
  • dopo il rilievo, verificare la regolarità urbanistica e quindi, l’assenza di abusi
  • verificare i requisiti igienico-sanitari dell’intervento e l’eventuale progettazione degli spazi;
  • compilare il Permesso a Costruire.

Nel giro di un paio di mesi, potrai presentare la pratica urbanistica. I tempi sono dovuti più che altro al reperimento dei documenti dell’immobile presso l’archivio comunale.

La pratica per il cambio di destinazione d’uso prevede, inoltre, che gli impianti siano tutti a norma e dotati di regolare certificato di conformità.

I costi di un cambio di destinazione d’uso

Il cambio di destinazione d’uso di un immobile prevede le seguenti spese:

  • interventi edili: spesso nel cambiare l’uso occorrono degli interventi volti al rispetto dei requisiti normativi. Ad esempio, la messa a norma degli impianti, la realizzazione di finestre, l’allargamento dei vani.
  • Onorari dei professionisti, variabili a seconda se si debbano predisporre solo le pratiche urbanistiche e catastali o anche energetiche ed impiantistiche. Inoltre, bisogna considerare anche la direzione lavori, obbligatoria in questi casi e l’eventuale coordinamento della sicurezza sul cantiere.
  • Oneri di urbanizzazione, parcheggi ed i diritti di segreteria.

Quando viene costruito un nuovo edificio occorre pagare al Comune una quota della spesa che l’Amministrazione ha investito in strade, acquedotti, fognature, illuminazione etc., attraverso i cosiddetti oneri urbanistici. Il cambio destinazione uso ha per effetto il passaggio da una categoria ad un’altra. Ne segue un differente carico urbanistico come ad esempio un diverso consumo di acqua, un differente carico nella fognatura e un dissimile uso dei parcheggi .

Anche se attuato senza opere edilizie, il cambio comporta allo stesso modo l’obbligo di corrispondere al Comune gli oneri di urbanizzazione. Dovrai pagare la differenza tra quanto avresti dovuto corrispondere per la nuova destinazione e quello che hai già versato per la vecchia destinazione. Questo però solo nel caso in cui la nuova destinazione determini un aumento del carico urbanistico della zona.

 

Edilizia, Interior Design

Come trasformare il sottotetto in mansarda

Hai un appartamento con un sottotetto? Non sottovalutare questa grande opportunità che ti permette di raddoppiare la superficie della casa o almeno di creare una stanza in più.

Prima di procedere ci sono delle verifiche preliminari da fare. Scopriamo quali sono.

Verifiche di base per ricavare una mansarda da un sottotetto

Per trasformare un sottotetto non abitabile in una mansarda è necessario:

  • verificare se l’altezza media e minima del sottotetto rispettano quelle richieste dalla legge della Regione di appartenenza. Nel caso in cui sono rispettate, è necessario verificare se è consentito fare dei lavori per elevare l’altezza del colmo del tetto. Se il sottotetto non ha l’altezza minima prevista dalla legge ma non è consentito elevare il colmo, in alternativa puoi creare un soppalco in legno. Per fare questo passaggio, bisogna prima di tutto demolire il solaio. Una volta effettuati i lavori di demolizione, sarà possibile creare un soppalco. In questo modo avrai a disposizione uno spazio molto più ampio
  • Controllare il rapporto aero-illuminante richiesto dalla Regione. Si tratta del rapporto tra la superficie del pavimento e quella delle finestre. Questo rapporto è volto a garantire luce e ricambio d’aria sufficienti all’interno dei locali per poter accogliere persone. Il Decreto Ministeriale del 5 luglio 1975 ha stabilito a livello nazionale un Fattore Medio di Luce Diurna non inferiore al 2% ed una superficie apribile non inferiore a 1/8 della superficie calpestabile. Ciascuna Regione ha stabilito dei parametri differenti per il rapporto aero-illuminante nei sottotetti. Per aumentare il rapporto aero-illuminante, devi installare delle finestre sulla parte superiore del tetto inclinata e se possibile anche sulla parte bassa delle mura perimetrali.
  • Modificare la destinazione d’uso: la mansarda può diventare abitabile. Salvo eccezioni previste da leggi locali, questo edificio non può essere trasformata in ufficio o negozio. Regioni come Umbria e Piemonte ammettono anche l’utilizzo ricettivo.
  • Verificare la conformità dell’impianto termico, idrico ed elettrico ed il rispetto della normativa acustica.

Requisiti necessari per trasformare un sottotetto in mansarda

Una volta fatte le precedenti verifiche, puoi iniziare concretamente a progettare la mansarda scegliendo i materiali e le soluzioni che più ti ispirano. Un sottotetto può diventare una stanza aggiuntiva con varie funzioni, quali un ufficio, una camera da letto, una stanza dei giochi, un angolo lettura.

Prima di cominciare, consulta un architetto per verificare se è possibile convertire il sottotetto in una mansarda abitabile verificando i seguenti requisiti:

  • Accesso alla soffitta facilitato. Normalmente si accede ad una soffitta tramite una scala pieghevole o di piccole dimensioni. Sono necessari circa 20 mq per piano per costruire una scala normale in muratura e questo intervento richiede un costo notevole. L’alternativa è una scala sospesa, magari a chiocciola, un po’ più scomoda ma meno ingombrante.
  • Soffitto abbastanza alto. L’altezza del soffitto in un sottotetto è limitata dall’altezza e dalla pendenza della falde. Per rendere la mansarda a basso consumo energetico, deve esserci lo spazio sufficiente per un adeguato isolamento.
  • Abbondante luce naturale. Il modo migliore per fornire luce naturale alla mansarda è quello di installare delle finestre per tetti, in modo tale da avere luce ed aria tutto il giorno. Con finestre inserite a livelli diversi si può migliorare la ventilazione del sottotetto, facendo uscire l’aria interna e facendo entrare aria fresca, grazie all’effetto camino.
  • Pavimento abbastanza robusto. Prima di cominciare i lavori va verificato come è stato fatto il pavimento del sottotetto. In case molto vecchie potrebbe essere in legno e quindi deve essere rinforzato o completamente rifatto. È da considerare anche il fatto che lo stesso potrebbe ridurre l’altezza della mansarda.
  • Riscaldamento della mansarda. Le mansarde tendono ad essere calde in estate e fredde in inverno. Puoi utilizzare un termostato separato da quello del piano inferiore, così da poter impostare la temperatura autonomamente.

 

Cambio destinazione d’uso sottotetto non abitabile in mansarda

La mansarda è un locale ricavato in un sottotetto. Tale locale si ricava tramite disposizioni particolari delle falde del tetto: una pendenza adeguata nella parte più centrale e in altezza (colmo), una pendenza più inclinata, quasi verticale, nella parte più perimetrale (zona di gronda).

Una mansarda può avere finestre verticali o abbaini che permettono il passaggio di un ottima luce.

Per il cambio d’uso da sottotetto a mansarda la prima cosa da verificare è che il sottotetto abbia i requisiti minimi per essere abitabile.

Nel sottotetto ci sono ambienti troppo bassi per essere realmente sfruttati o abitati, soprattutto nei punti in cui il tetto inizia a scendere.

Per trasformare una soffitta in una mansarda bisogna verificare questi 2 punti fondamentali:

  1. Altezza minima tra pavimento piano di calpestio e soffitto deve essere di 2,70 m. Per gli ambienti vivibili come la cucina, il soggiorno, le camere e di 2,40 m. Quindi si può sfruttare il sottotetto basso per locali tecnici, ripostigli e locali di sgombero. Cabine armadio e ripostigli possono avere altezze inferiori. Il bagno nel sottotetto ha altezza minima di 2,40 m. Tutti i bagni sotto a questa altezza non possono essere conformi. Le leggi regionali modificano spesso la normativa nazionale, fissando l’altezza media ponderale. Questa si calcola dividendo il volume della parte di sottotetto la cui altezza superi quella minima, per la superficie relativa.

 

  1. Rapporto aero-illuminante degli ambienti abitabili. Le larghezze delle finestre devono essere proporzionate in modo da non essere inferiore a 1/8 della superficie del pavimento. Se non ci sono molte finestre occorre verificare in fase di progettazione e studio della fattibilità la possibilità di aprire dei velux, lucernari, abbaini sul tetto.

 

Qual è la differenza tra mansarda e sottotetto?

A livello catastale non esiste la mansarda ma esistono gli immobili abitabili ( es. con categoria catastale A/2 abitazione di tipo civile) e non abitabili ( es. con categoria catastale C/2: magazzini,locali di deposito come le soffitte etc).

Si definisce mansarda l’appartamento posto all’ultimo piano con il cielo declivante , cioè con due diverse altezze.

Spesso questa tipologia di immobile, anche se completo di bagno e fornito di attacchi di cucina, non possiede i requisiti nè le relative certificazioni di abitabilità ed agibilità.

 

La soffitta è un locale posto all’ultimo piano normalmente di categoria catastale C/2 e quindi non abitabile. La mansarda invece è sempre un locale (unico o diviso) posto all’ultimo piano ma deve avere la cat. Catastale A/2 (quindi abitabile). In mancanza di questo requisito (cat. A/2) viene definita mansarda (piano mansardato) ma tecnicamente e giuridicamente è un sottotetto o soffitta, non abitabile.

Quale autorizzazione occorre per la trasformazione da sottotetto a mansarda abitabile?

Se il sottotetto non è abitabile (cat. C/2) e però potrebbe avere i requisiti per poterlo diventare come abitazione (cat. A/2 appartamento mansarda) occorrerà presentare una pratica edilizia per cambio di destinazione d’uso e pagare i relativi oneri di urbanizzazione primaria, secondaria e costo di costruzione in base al comune competente.

L’autorizzazione da presentare all’ufficio tecnico del comune competente è il Permesso di costruire poiché è un cambio di destinazione d’uso urbanisticamente rilevante con passaggio tra categorie funzionali su tutto il resto del territorio.

Terminati i lavori di cambio d’uso da sottotetto (cat. C/2) a mansarda abitabile occorrerà eseguire quindi una variazione catastale.

Si tratta di una comunicazione all’Agenzia delle Entrate Ufficio Catasto delle variazioni avvenute nello stato di un immobile.

I dati catastali (planimetria, identificativi, titolare del bene, toponomastica, etc.) vanno modificati tramite la procedura DOCFA che va presentata online dal tecnico incaricato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edilizia

Impianto solare termico o termodinamico, quale scegliere

Un impianto solare termico consiste in uno o più pannelli, solitamente installati sul tetto di un edificio, in grado di utilizzare l’energia solare per la produzione di acqua calda sanitaria.

Alcuni impianti possono provvedere anche al riscaldamento domestico, scaldando l’acqua che va a riempire i termosifoni.

L’impianto solare termodinamico è un po’ più complesso. I pannelli sono collegati ad una pompa di calore capace di scaldare sia l’acqua che l’abitazione e di fungere anche da impianto di condizionamento durante la stagione estiva.

 

Quali sono le differenze tra i due impianti?

Come già anticipato, il solare termico è un sistema che consente di produrre acqua calda sanitaria. Questo sistema infatti sfrutta l’irraggiamento solare per riscaldare l’acqua in modo ecologico e fornire all’abitazione acqua calda per il bagno e la cucina.

In alcuni casi è possibile usare il solare termico per il riscaldamento.

L’impianto può servire per fornire acqua calda ai termosifoni della casa.

In base alla tipologia di impianto, il solare termico può attivarsi al momento del prelievo d’acqua calda oppure assicurare una fornitura sempre disponibile attraverso l’installazione di un apposito serbatoio esterno o interno all’immobile.

Un impianto solare termico è quindi un sistema usato soprattutto per fornire acqua calda sanitaria ai bagni ed alla cucina, evitando l’impiego della caldaia a gas a condensazione o tradizionale.

Il solare termodinamico invece è un impianto più complesso a pompa di calore, il quale può essere usato in alcune circostanze per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento ed il raffrescamento dell’abitazione.

Un impianto termodinamico è un sistema simile al solare termico ma è integrato con una pompa di calore. In questo modo il solare termodinamico riscalda un apposito fluido, il quale emette dunque un gas che viene inviato ad un compressore. Ne viene aumentata dopo la temperatura e passa ad un condensatore. Il liquido alla fine si raffredda di nuovo e cede il suo calore, riscaldando l’acqua per le esigenze domestiche.

Quali vantaggi offrono l’impianto solare termico e quello termodinamico?

Entrambi le tipologie di impianto:

  • sfruttano l’energia rinnovabile garantita dal sole;
  • non producono emissioni chimiche, termiche o acustiche e sono perciò ecologici al 100%;
  • ti fanno risparmiare, riducendo notevolmente il peso delle bollette;
  • il loro costo non è più proibitivo e la spesa si ripaga abbastanza rapidamente;
  • l’acquisto e l’installazione danno diritto ad importanti detrazioni fiscali.

Il funzionamento di un impianto solare termico, al pari di quello termodinamico, permette quindi di catturare l’energia solare, immagazzinarla ed usarla per fornire acqua calda sanitaria all’abitazione. In questo modo è possibile riscaldare la casa e produrre acqua calda senza inquinare, Con il termodinamico si può azionare in modo green la pompa di calore per raffrescare l’immobile.

 

Solare termico o termodinamico: limiti e svantaggi

Esistono dei limiti sia dell’impianto solare termico che di quello termodinamico.

L’impianto solare termico necessita di una costante esposizione ai raggi solari. Di conseguenza, l’energia prodotta sarà massima di giorno e in alcuni periodi dell’anno, mentre sarà minima di notte ed in inverno.

L’impianto termodinamico, invece, seppur utilizzi il sole come fonte principale, è in grado di sfruttare altre risorse rinnovabili oltre all’irraggiamento.

La grande innovazione rispetto al solare termico è la possibilità di riscaldare l’acqua anche in assenza dei raggi solari. Ad esempio di notte e con il cielo coperto dalle nuvole.

In particolare, ciò è possibile grazie alla possibilità di accumulo di calore nei serbatoi (frigorigeni ecologici), con i quali l’impianto solare termodinamico pone rimedio ai limiti fisici di intermittenza tra giorno e notte. Di conseguenza è possibile ritenere questo sistema un’evoluzione dell’impianto solare termico.

Nonostante i maggiori pregi del termodinamico rispetto al solare termico, esistono dei limiti anche per questo impianto.

Il solare termodinamico si ferma automaticamente quando la temperatura scende a -5°C. Quindi occorre sempre dotarsi di un piano B, che può essere la presenza di una caldaia elettrica o di una caldaia a gas.

Un altro limite di questo impianto è che non bisogna accontentarsi di acquistare un singolo pannello solare termico, sperando che scaldi sia l’acqua sanitaria sia l’intera abitazione. Per una casa di medie dimensioni servono almeno 6-8 pannelli ed un compressore adeguato per alimentarli.

 

Dove possono essere installati entrambi gli impianti?

Il solare termodinamico può essere installato dove vuoi. E se non hai un tetto, non è un problema. Dal momento che il solare termodinamico cattura il calore atmosferico, l’unico criterio necessario alla sua installazione è che il pannello sia posizionato all’esterno.

La sua struttura leggera lo rendere facilmente installatile in una pensilina, in giardino, su una parete, sul balcone o, perché no, su un parapetto di un balcone o su una ringhiera. L’importante è che il pannello possa essere a contatto diretto con il calore atmosferico. Questa peculiarità lo rende particolarmente adatto in appartamenti.

L’accumulo infatti può tranquillamente essere posizionato in un vano tecnico vicino alla caldaia.

 

 

Il solare termodinamico garantisce acqua calda tutto l’anno. Indipendentemente dall’orario, dalle condizioni atmosferiche e dalla presenza del sole. L’acqua infatti è riscaldata grazie al calore atmosferico. Quindi anche con pioggia, vento, sole, grandine e neve, riesce a generare acqua calda, di giorno e di notte.

La pompa di calore infatti ha il compito di dilatare il gas refrigerante del pannello – scambiatore del solare termodinamico. La temperatura del gas dilatato diventa così più bassa rispetto alla temperatura atmosferica. In questo stato, il gas riesce a catturare sempre il calore presente nell’aria circostante, indipendentemente dalle condizioni meteo.

La pompa di calore entra nuovamente in gioco per comprimere il gas già scaldato dal pannello, aumentando così la temperatura del gas. Il calore prodotto è così pronto per essere ceduto all’acqua sanitaria.

Il solare termico, invece, necessariamente deve essere posizionato su di un tetto perché produce energia solo grazie all’irraggiamento solare.

Questo sistema garantisce acqua calda sanitaria solo nei giorni di sole, perché non è composto da una pompa di calore. Ciò significa che la produzione di acqua calda diminuisce se il cielo è nuvoloso, ma anche quando piove o nevica.

Edilizia

Malta, caratteristiche e tipologie del materiale

La malta è un conglomerato, ovvero un impasto composto da inerte, legante a cui vanno aggiunte quantità variabili di acqua. Si tratta di un materiale comunemente impiegato nell’edilizia per la realizzazione di murature portanti e non portanti, interne ed esterne; per l’intonaco, rustico e civile, sia interno che esterno; per i sottofondi ovvero per la posa in opera di pavimenti e rivestimenti.

Malta: dalle componenti alle tipologie 

La malta è costituita da una miscela composta da un legante (cemento e/o calce), acqua, inerti fini come la sabbia ed additivi.

I componenti sono miscelati in proporzioni tali da garantire la lavorabilità. La sabbia utilizzata come inerte proviene da depositi sedimentari o da frantumazione di rocce. Deve essere priva di sostanze dannose e rispettare particolari granulometrie.

L’acqua deve essere pura, limpida, dolce e priva di sostanze nocive. Anche la sua temperatura è importante, perché quella alta accelera il fenomeno di presa, mentre quella bassa lo rallenta. Nell’impasto è importante usarne il meno possibile, per evitare di avere una minore resistenza a trazione e compressione quando la malta sarà secca.

Le malte idrauliche, come la pozzolanica ed il cosiddetto cocciopesto, erano note sin dall’antichità, ai tempi dei Fenici. Da questi ultimi, i Romani le perfezionarono per utilizzarle in particolare per costruire ed impermeabilizzare strutture come gli acquedotti e le cisterne.

Tra i leganti comunemente utilizzati vi sono:

  • cemento
  • calce idraulica naturale in polvere
  • calce eminentemente idraulica naturale o artificiale in polvere
  • calce idraulica artificiale pozzolanica in polvere
  • calce idraulica artificiale siderurgica in polvere
  • calce pozzolanica
  • calce aerea
  • calce idrata

La malta è un materiale avente specifiche caratteristiche e tipologie, nonché diversi impieghi in edilizia, quali:

  • composizione degli intonaci
  • incollare materiali (allettamento)
  • realizzare sottofondi di pavimenti

Alle malte tradizionali si sono aggiunte le malte speciali in cui al composto base vengono incorporati prodotti di diversa natura allo scopo di conferire alla malta particolari requisiti per impieghi specializzati.

Le varie tipologie di malta

Come anticipato, esistono varie tipologie di malta edilizia. Scopriamole insieme.

Malta inerte

Gli inerti impiegati nelle malte hanno lo scopo di frenare il fenomeno del ritiro (dovuto alla presenza del legante) e riducono la possibilità della formazione di crepe. L’inerte costituisce lo scheletro portante della malta, occupando circa il 65-70 % del volume complessivo.

Gli inerti sono essenzialmente sabbia di vario tipo, ghiaia, pietrisco, ma quello maggiormente utilizzato è la sabbia di fiume.

La provenienza dell’inerte può essere naturale o artificiale. La purezza si misura in base alla quantità di sali e/o di elementi chimicamente alterabili come i calcari teneri che l’inerte contiene.

Malta legante

Serve a trasferire alla malta le sue caratteristiche di presa e quindi determinerà la resistenza della stessa.

I leganti utilizzati sono i seguenti: gesso, calce aerea, calce idraulica, agglomerante cementizio, calce o agglomerante cementizio plastico, cemento.

La malta prende il nome del legante presente nell’impasto. Così si avrà:

  • Malta di gesso, conosciuta comunemente con il nome di “scagliola”.

 

  • Malta di calce aerea, chiamata in questo modo se viene utilizzata la calce aerea viva, ovvero quella che si ottiene dalla cottura a 900°C; quando la calce viva invece è stemperata, ovvero sottoposta ad un processo di spegnimento attraverso l’acqua si ottiene la calce aerea spenta meglio nota con il nome di calce idrata (grassello di calce) da cui deriva la malta di calce idrata.

 

  • Malta di calce idraulica, può essere naturale o artificiale. La calce idraulica naturale si ottiene attraverso la cottura di pietre calcaree contenenti una certa quantità di argilla. La calce idraulica artificiale altro non è che del cemento liquido diluito.

 

  • Malta cementizia. Il componente fondamentale del cemento è il clinker, un prodotto della cottura di materiali naturali quali calcari, marne, argille. Esso combinato con altri componenti dà vita al cemento, da cui, cemento portland, pozzolanico, d’alto forno, alluminoso e di conseguenza malte diverse a seconda del cemento impiegato.

 

  • Malta con agglomerati cementizi. Quest’ultimi presentano resistenze fisiche inferiori e requisiti chimici diversi dai cementi normali. Possono essere a lenta presa o a rapida presa.

 

  • Malta con agglomerati cementizi plastici. L’agglomerato cementizio plastico è ottenuto attraverso l’aggiunta di opportuni additivi che lo rendono particolarmente plastico. Di conseguenza anche la malta sarà plastica.

 

Gli impieghi della malta nelle costruzioni

La malta presenta diverse caratteristiche, quali plasticità, adesività, lavorabilità, porosità e resistenza.

Il rilievo di una rispetto all’altra cambia a seconda dell’uso che ne viene fatto.

La malta di gesso è molto lavorabile, modellabile e lisciabile, ma è anche molto porosa. É molto usata per ottenere la cosiddetta rasatura” o la “lisciatura”, cioè uno strato sottilissimo di rifinitura dell’intonaco. In generale viene utilizzata per tutte le opere di rifinitura, relative agli intonaci interni o altri lavori come la posa in opera di accessori per gli impianti elettrici (scatolette destinate ad alloggiare le prese di corrente). Non può essere utilizzata in ambienti soggetti a produzione di vapore (bagni e cucine).

La malta di calce idrata (aerea) ha una buona lavorabilità e plasticità. È anch’essa porosa, ha una resistenza meccanica medio-bassa e non resiste alle intemperie ed all’azione del gelo. Pertanto, è usata per la realizzazione di intonaci interni civili e come legante per mattoni negli interni. È sconsigliato il suo uso per gli intonaci esterni. La plasticità facilita notevolmente l’applicazione e anche l’aderenza per i rivestimenti. Adatta per tutti gli ambienti della casa esclusi quelli con umidità per via della sua porosità.

La malta di calce idraulica ha una resistenza meccanica nettamente superiore di quella aerea ma molto al di sotto della cementizia. È pastosa e pertanto risulta di facile lavorazione, è elastica e porosa. Viene impiegata per la realizzazione di intonaci (rustici e civili) e come legante per mattoni (anche in esterni).

La porosità ha un effetto negativo per quanto riguarda l’impermeabilità e la resistenza al gelo.

La malta idraulica plastica è confezionata usando un legante idraulico plastico, che la rende perfettamente plastica. È un’ottima malta per muratura interne/esterne e per intonaci interni/esterni.

La malta cementizia ha la resistenza meccanica più elevata, rispetto a quelle indicate. Viene usata per intonaci esterni e come legante di mattoni in esterno; resiste anche in ambienti aggressivi.

Allo stesso tempo si tratta di una malta poco elastica ed impermeabile e questo limita il suo utilizzo nella realizzazione di intonaci interni. La sua scarsa elasticità la rende poco lavorabile e l’inconveniente durante la posa è la formazione di fessure a causa del fenomeno del ritiro, al quale si può ovviare aggiungendo agli impasti degli additivi.

Scegliere la malta edilizia più adatta ad una determinata applicazione è un lavoro da professionisti!

 

 

 

Edilizia, Interior Design

Travi a vista in casa, una scelta elegante e funzionale

Per diversi anni le travi a vista in casa, sia in legno o in metallo, venivano coperte con i controsoffitti poiché si riteneva che potessero dare un’idea di “vecchio stile”.

Questa tendenza con gli anni si è ribaltata ed al giorno d’oggi il soffitto con travi a vista è un elemento ricercato a tal punto che gli appartamenti dotati di questa particolarità acquistano sempre più valore.

Come valorizzare casa con le travi a vista

Le travi a vista in casa valorizzano e possono essere a loro volta valorizzate con una serie di arredi diversi: in stile rustico o etnico, industriale, nordico, radical chic, country, bohémien o shabby chic.

Si tratta di un complemento d’arredo in grado di evocare un’atmosfera suggestiva e molto calda. È importante però dedicarvi le giuste cure, soprattutto se il materiale di costruzione è il legno.

Se la tua abitazione dispone già di travi a vista sicuramente è un grande passo in avanti. È possibile tuttavia ricorrere a soluzioni alternative al fine di integrare travi a vista in legno o in metallo in un secondo momento semplicemente come elemento decorativo, senza gravare a livello strutturale.

Un soffitto con travi a vista offre anche numerosi vantaggi dal punto di vista funzionale.

Tipologie di trave a vista

Esistono travi in legno, metallo e finto legno. Ogni materiale ha delle caratteristiche estetiche e funzionali differenti. Vediamo insieme le differenze.

Travi a vista in legno

Le travi a vista possono essere realizzate in legno massello o lamellare. Ciascuna trave presenta caratteristiche importanti per la casa. La scelta dipende molto dalle dimensioni e dalla resistenza della struttura.

Dal punto di vista estetico, la scelta di travi in legno massello è sicuramente una soluzione pregiata, ma anche le soluzioni alternative offrono una buona resa estetica.

Per realizzare travi a vista in casa che siano sicure, è opportuno scegliere legno puro al 100%, resistente ed isolante, in grado di regolare l’umidità dell’aria e garantire sempre un ambiente sano e pulito.

In alternativa, il legno lamellare si utilizza per strutture geometriche dalle tonalità più tendenti al color nocciola e, in generale, per soluzioni di design che creano atmosfere ricercate.

Questa tipologia di legno presenta maggior flessibilità e resistenza ai carichi, possibilità di superare i limiti di lunghezza e sezione (tipici del legno massello) ed ottimo isolamento acustico.

In entrambi i casi, la scelta di un soffitto con travi a vista in legno garantisce un notevole effetto scenico e personalizza l’ambiente, parallelamente all’arredamento scelto.

Travi a vista in metallo

Le travi a vista possono essere realizzate anche in ferro o in acciaio. Si trovano in case più moderne e consentono un ottimo rapporto resistenza-peso. Non si tratta assolutamente di una soluzione fredda, soprattutto se si decide di verniciarla dello stesso colore del soffitto.

Si tratta di un’alternativa che non richiede trattamenti chimici, in particolare se le travi sono realizzate in acciaio inossidabile.

Travi a vista in finto legno

Questa tipologia di travi prevede l’uso del poliuretano. Sono facilmente integrabili quando la casa, in origine, non dispone di tali elementi. In questo caso, lo scopo è puramente decorativo, il prezzo è naturalmente inferiore rispetto alle precedenti soluzioni e la posa è relativamente semplice. Ne esistono di vari modelli e finiture, in modo tale da assecondare qualunque esigenza di arredamento.

Travi a vista in ogni ambiente domestico: una scelta azzardata?

Un soffitto con travi a vista è una caratteristica architettonica molto suggestiva che si adatta a diversi contesti: in città, in campagna, in montagna ed al mare.

Sia che si tratti di una villetta o di un appartamento, le travi a vista si sposano perfettamente con ogni tipo di stile ed arredamento valorizzando qualunque ambiente della casa.

È possibile scegliere di mostrare le travi a vista anche in un solo ambiente della casa come, ad esempio, il soggiorno.

Esistono diverse soluzioni che vanno scelte in base alle caratteristiche della stanza ed all’effetto desiderato.

Soggiorno 

Cerchi uno stile vintage o country? Allora puoi optare per travi a vista in soggiorno in legno o finto legno non troppo rifinite, le quali lasciano intravedere nodi e venature del legno. Il colore può essere più o meno scuro, l’importante è che risalti su pareti chiare e crei un effetto di continuità con un pavimento in cotto o in parquet.

Se hai in mente linee più raffinate e pulite, invece, puoi optare per travi a vista per il soggiorno che siano rifinite, regolari e lisce. In questo caso l’abbinamento perfetto è con un arredamento moderno, lineare e privo di fronzoli, arricchito con dettagli colorati, etnici o antichi, i quali creano un piacevole effetto contrasto.

Se non ami i colori scuri invece puoi inserire travi a vista in soggiorno bianche o sulle tonalità del beige o del grigio chiaro. Questa soluzione è ideale se gli ambienti sono bassi o non particolarmente spaziosi perché, pur non rinunciando al fascino delle travi a vista, si conserverà il senso di spaziosità e leggerezza. Il tutto sarà messo in risalto in maniera perfetta da un arredamento in legno chiaro e vimini, con sfumature di colore in palette su tappeti, cuscini, divani ed altri complementi d’arredo elementi.

Se le travi a vista sono sia in soggiorno che in cucina, puoi valorizzarle con pavimenti in cotto, elementi in muratura ed abbinamenti con marmo bianco.

Camera da letto 

Vuoi donare alla stanza un’atmosfera candida e rilassante? La soluzione ideale sono le travi a vista bianche, abbinate ad arredi classici o shabby chic.

Scegli tessuti chiari e colori tenui, sia per i tendaggi che per la biancheria da letto e i rivestimenti dei cuscini.

Anche in camera da letto, la scelta delle travi a vista può ricadere su diversi materiali e trattamenti, quali travi in legno massello grezze o in legno lamellare più rifinite.

Bagno 

In questo caso le travi a vista possono essere un’ottima soluzione anche per un bagno accogliente che emani una sensazione di calore, richiamando le atmosfere tipiche degli chalet di montagna o quelle delle antiche case di campagna.

In questo ambiente sono indicate travi in poliuretano, resistenti all’umidità, da abbinare ad un pavimento in pietra naturale o a grandi piastrelle in grès porcellanato effetto pietra.

Per dare un tocco romantico alla stanza, puoi inserire una grande vasca in pietra o in stile vintage, meglio ancora se posta al centro della stanza o, in caso di spazio limitato, incassata a muro.

 

 

Edilizia

Guida alla scelta delle finestre per la casa

La scelta delle finestre per un’abitazione va fatta con particolare attenzione. Esse ne influenzano il comfort, il risparmio energetico ed anche l’estetica.

Struttura e caratteristiche delle finestre per casa

Le finestre sembrano apparentemente elementi architettonici molto semplici, formati da un’intelaiatura che racchiude una lastra di vetro. In realtà esistono tante tecnologie e soluzioni che rendono diversi i vari modelli ed ovviamente ne determinano le prestazioni.

La struttura, ovvero i profili delle finestre, è costituita dai seguenti elementi:

  • una parte fissa, formata da un controtelaio (o falso telaio), il quale funge da elemento di connessione tra la muratura ed il serramento ed un telaio fisso, che sostiene l’intera struttura della finestra facendo da cornice. Spesso nel caso di sostituzione di vecchi serramenti è necessario montare un nuovo telaio sopra il preesistente che funge da controtelaio.

 

  • Elementi mobili: si tratta delle ante, costituite da un telaio mobile e dal vetro, ancorate al telaio fisso con le cerniere, le quali svolgono anche la funzione di scaricare il peso delle ante e del vetro sulla struttura.

 

  • La ferramenta, comprende tutti gli elementi metallici che permettono montaggio, movimento e manovra della finestra: punti di chiusura, aste di manovra, bloccaggi, maniglie, fermi e cerniere. La ferramenta inoltre è importante perché influisce anche sulla sicurezza antieffrazione. Un serramento di qualità si riconosce anche dalla ferramenta, la quale deve garantire sicurezza. Oltre ad una dotazione base indispensabile, a volte è possibile aggiungerne una antieffrazione, una serratura con chiave, sensori d’allarme, vetri antieffrazione o antisfondamento. Nel complesso, la resistenza antieffrazione viene valutata in classi (EN 1627-1630), assegnate in seguito al superamento di prove presso enti riconosciuti, dalla RC1 (la più bassa) alla RC6, di massima sicurezza.

 

  • Vetro detto anche vetrocamera in quanto formato da due o più lastre separate da distanziatori. Si trova all’interno delle ante, bloccato tramite un profilo fermavetro. Esistono diverse le tipologie di vetro: basso emissivo, selettivo, riflettente, fonoassorbente e blindato.

 

Profili e lastre, i principali elementi di una finestra di qualità

Per la scelta di profili e lastre occorre considerare soprattutto la tipologia di abitazione, il tipo di coibentazione e la zona climatica di appartenenza.

Dal punto di vista del design, le linee sono sempre più snelle per lasciare più spazio alla superficie vetrata fino a raggiungere l’effetto “tutto vetro” ma senza pregiudicare le prestazioni del serramento.

I materiali più utilizzati per i profili di una finestra

I materiali più utilizzati per la realizzazione dei profili sono tre: legno, alluminio e PVC.

Profili e lastre in legno 

Il legno, un ottimo isolante termico ed acustico da sempre utilizzato per realizzare serramenti.

Si tratta di un materiale naturale avente un’elevata capacità di arredare gli ambienti e che dona un piacevole senso di calore. Viene utilizzato solitamente quello lamellare, composto da più strati incollati e pressati. Esso assicura elasticità ed indeformabilità anche con il passare del tempo, poiché non si dilata e non si curva.

Le essenze disponibili sono diverse: pino, abete, frassino, rovere e okoumè.

È possibile scegliere tra varie finiture: vernici trasparenti che ne evidenziano il colore naturale, laccatura a poro aperto che ne lascia intravedere le venature, laccatura coprente colorata.

Risulta importante che la verniciatura sia ecologica all’acqua e ad alta protezione, soprattutto per il lato esterno. Il legno, essendo un materiale vivo, sole ed intemperie nel corso del tempo possono corrodere la vernice.

Profili e lastre in alluminio 

L’alluminio, leggero ma resistente agli agenti atmosferici, indeformabile e durevole, non richiede alcun tipo di manutenzione. È inoltre un materiale riciclabile.

Il difetto è quello di essere un materiale ad alta conducibilità termica. Per questo motivo è importante che l’infisso sia “a taglio termico”, ovvero abbia un sistema che interrompa conduzione e dispersione del calore. In questo modo si evitano fenomeni di condensa d’inverno e surriscaldamento d’estate.

Si tratta di un materiale avente un’ampia gamma estetica: può essere anodizzato, ossidato o verniciato in tutte le colorazioni della gamma Ral e può avere anche finiture effetto legno.

Profili e lastre in PVC 

Il PVC è un ottimo isolante sia termico sia acustico. (conducibilità termica molto bassa). Isola da gelo, acqua e vento. È resistente alle intemperie e non si rovina neanche con piogge acide e salsedine.

Resiste ad abrasione, usura ed agenti chimici. Non necessita di particolare manutenzione: è sufficiente una pulizia con detergente neutro.

Esistono diverse finiture possibili, quali bianca, colorata o con pellicole ad effetto legno.

Tutte queste caratteristiche hanno contribuito al successo crescente dei serramenti con profilo in PVC insieme al prezzo competitivo ed alle innovazioni che negli anni ne hanno migliorato le prestazioni.

Tutti e tre i materiali sopracitati sono dotati di caratteristiche isolanti intrinseche, qualità che possono essere ulteriormente migliorate grazie ad alcune tecnologie costruttive ed alla combinazione con altri materiali.

Gli elementi che possono fare la differenza nella scelta di una finestra 

Nella scelta di una finestra per casa è fondamentale considerare i seguenti elementi:

  • la funzione primaria dell’infisso che è quella di essere una barriera contro gli agenti atmosferici. Essa non deve lasciar passare acqua ed aria, deve isolare da caldo e freddo (in base alla stagione) e dai rumori.

 

  • I materiali con cui sono realizzati i profili delle finestre e la vetrocamera, la quale occupa la maggior parte della superficie. Entrambi hanno un ruolo fondamentale, ma non bisogna trascurare altri elementi “nascosti”. Lungo il perimetro esterno delle ante sono presenti delle guarnizioni, che consentono la chiusura ermetica del serramento. Devono essere elastiche per garantire la sua perfetta efficienza. Le migliori tipologie sono realizzate in EPDM, uno speciale materiale plastico dotato di memoria che, anche se manipolato, ritorna sempre alla forma originaria senza deformarsi. Nei serramenti decisamente più performanti ne sono presenti almeno 3 o 4: due nell’anta, una nel telaio ed una al di sotto della vetrocamera.

 

  • Canaline o distanziatori, ovvero elementi che separano le lastre della vetrocamera, garantendone la tenuta ermetica agli agenti atmosferici e la resistenza meccanica. Quelle che offrono prestazioni maggiori da questo punto di vista sono dette warm edge (canaline calde) realizzate in materiale isolante.

 

  • Soglia termica, nel caso di grandi serramenti alzanti scorrevoli. Essa evita la formazione di ponti termici (tipici ad esempio dell’alluminio) ed il conseguente sviluppo di condensa. Si tratta di una barriera che impedisce ad acqua ed aria di penetrare all’interno dell’ambiente.
Edilizia

Finestre per tetti: funzionalità e caratteristiche

La predisposizione di aperture sui tetti a falda all’inizio aveva lo scopo di illuminare ambienti non abitabili, come i sottotetti. Le prime aperture sulle coperture a falda erano molto semplici e non garantivano alcun tipo di comfort nell’ambiente, ma introducevano luce naturale rappresentando eventualmente rappresentare una via di accesso al tetto.

Oggi è diventata una scelta di design in modo tale da avere una luce di qualità anche negli ambienti di casa.

Le finestre per tetti sono strutture più o meno complesse e performanti, da scegliere in base alle esigenze di comfort e funzionalità di un determinato ambiente.

Finestre per tetti: le caratteristiche principali

Le finestre per tetti sono utilizzate sia nell’ambito residenziale che in molti edifici pubblici contraddistinti da cupole, tamburi o ambienti molto alti, al fine di garantire un certo tipo di illuminazione.

L’evoluzione tecnologica ha permesso di realizzare lucernari sempre più evoluti, contraddistinti da ottime prestazioni, adatti ad illuminare anche ambienti abitabili, aumentandone addirittura il livello di comfort.

Questa tipologia di finestre deve garantire ottima impermeabilità e tenuta all’acqua,  all’aria e sicurezza.

La principale funzione di un’apertura sul tetto è quello di areare ed illuminare l’ambiente. Il tipo di luce che penetra da un lucernario è di ottima qualità e supera in quantità quella proveniente da serramenti verticali, quasi raddoppiando la luce nella stanza.

La luce naturale ha un grande valore e garantisce alle persone un miglior comfort, regolando i loro cicli biologici e favorendo anche il benessere psicofisico. In generale, per regolare il tipo e la quantità di luce, si devono scegliere attentamente le caratteristiche della finestra da tetto, a partire dalla sua altezza e posizione.

Aperture più alte permettono la vista della volta celeste e garantiscono l’ingresso ad una maggior quantità di luce. Può influire sulla qualità della luce anche il tipo di vetro scelto, in quanto oggi vale lo stesso discorso di scelta che generalmente si fa con i tradizionali serramenti verticali data l’esistenza di diverse tipologie di vetro, con performance differenti (basso-emissivi, selettivi, colorati).

Queste aperture devono inoltre rispondere ai requisiti normativi di efficienza energetica ed isolamento termico-acustico.

 

Al di là della gradevolezza estetica, sono numerosi i requisiti da considerare quando si parla di finestre per tetti.  In primis, è bene scegliere serramenti luminosi, in grado di fare della luce naturale l’elemento protagonista dalla mansarda.

È poi auspicabile orientarsi verso soluzioni realizzate con materiali di qualità che consentano un efficace isolamento termico, per ridurre al minimo le dispersioni ed i consumi energetici assicurando il massimo comfort abitativo.

Quali vantaggi offrono le finestre per tetti?

L’illuminazione è fondamentale per infondere un profondo senso di benessere nelle persone: un impianto di illuminazione artificiale non potrà sostituire l’effetto benefico proprio della luce naturale.

Una buona esposizione alla luce può mantenere un corretto ritmo sonno-veglia oltre che stimolare positivamente la concentrazione. Per questo motivo è fondamentale illuminare correttamente il sottotetto o la mansarda, aumentando così il livello di comfort e la vivibilità degli ambienti.

Una maggiore esposizione alle fonti di luce naturali permettono una riduzione dei costi della bolletta energetica.

Un posizionamento strategico delle finestre consente infatti di utilizzare il meno possibile la luce artificiale.

Finestre per tetti: materiali e modalità di apertura

Le finestre per tetti sono realizzate principalmente in:

  • Legno, simbolo di eleganza e perfetto per inserirsi armonicamente con ogni tipo di stile di arredamento: un materiale robusto, resistente e di grande pregio estetico. Un’unica accortezza è relativa alla sua manutenzione: il legno, benché solido e duraturo, può usurarsi nel tempo. Per questo motivo è necessario ricordarsi di fare un check periodico anche alle finestre per tetto.

 

  • Polivinilcloruro, meglio conosciuto come PVC, è uno dei materiali più utilizzati per la realizzazione di finestre. Si tratta di un materiale dalle buone proprietà isolanti, non ha bisogno di particolare manutenzione. È la soluzione ideale per chi desidera un prodotto dalle ottime qualità e durevole nel tempo.

 

  • I lucernari da tetto possono essere realizzati anche in alluminio, un materiale leggero e dalle elevate capacità isolanti.

 

Riguardo il meccanismo di apertura delle finestre per tetti, esistono tre diverse soluzioni:

  • Le finestre per tetti con apertura a bilico, le quali prevedono la rotazione del serramento su un asse centrale dell’infisso, garantendo un elevato controllo dell’apertura. Questa soluzione agevola la movimentazione del serramento, che ruota di 180°.

 

  • La movimentazione a vasistas, permette la completa apertura del serramento verso l’esterno, che tendenzialmente non supera un certo grado di apertura.

 

  • L’apertura laterale, è più rara e corrisponde a quella di un serramento verticale, lungo una cerniera su uno dei lati dell’infisso. In questo caso è sicuramente facilitato l’eventuale accesso al tetto.

Il sistema di schermatura di una finestra per tetto

Il sistema di schermatura (che può essere esterna o interna al serramento) di una finestra da tetto può essere utile per:

  • regolare la quantità di luce;
  • migliorare l’isolamento termico;
  • proteggersi dalla radiazione solare.

La schermatura esterna ha principalmente la funzione di schermatura solare in estate e di isolamento termico in inverno, oltre a servire per aumentare le prestazioni acustiche del serramento. Internamente, è possibile prevedere una seconda schermatura, con lo scopo di poter controllare meglio l’illuminazione e la direzione della luce.

Le schermature esterne tendenzialmente sono del tutto oscuranti, realizzate ad esempio in teli polimerici riflettenti che scorrono lungo delle guide laterali. Quelle interne invece possono essere realizzate in materiali traslucidi, per ridurre l’intensità della luce e quindi il fenomeno dell’abbagliamento, oppure essere costituite da veneziane con sottili lamelle (generalmente in alluminio) in modo da regolare ed orientare la luce in base alle necessità.

Finestra per tetto e lucernario: quali sono le differenze?

Il lucernario, così come indica il suo nome, è pensato per consentire l’ingresso della luce naturale e di fatto non è progettato per l’isolamento termico. È un “antesignano” della finestra per tetto: per far entrare luce in una mansarda il metodo più semplice è quello di dotarla di questo elemento architettonico.  Solitamente il lucernario viene utilizzato per gli ambienti non abitabili, come per esempio una mansarda adibita a magazzino o ripostiglio in quanto non è un infisso pensato per isolare e garantire il comfort termico.

La finestra per tetto presenta performance più elevate: installando questo prodotto è possibile ridurre i consumi energetici e di fatto migliorare il comfort termico della stanza rendendola abitabile. La finestra per tetti crea un ambiente sano, ben illuminato e con la giusta temperatura.